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Questo lo preciso perché solitamente è la seconda domanda
che mi si fa.-Come ti chiami? -Per caso sei figlio unico? Bene, sfaterò una volta per tutte la convinzione che le mie anomalie siano imputabili alla composizione del nucleo familiare. Ho più volte constatato, del resto, l'esistenza di figli unici perfettamente normali. tutto ciò era meglio non esistesse? Iniziamo col dire che io facevo parte dei bambini che si mangiavano le caccole del naso. Molto meglio degli altri bambini, quelli che le stropicciavano sui pantaloni o le appendevano sotto i bordi del banco. Si deve capire che le caccole altrui fanno ribrezzo, mentre sulle proprie vigono pareri contrastanti; so, infatti, che la maggioranza delle bambine ha una visione un pò castigata delle caccole: quello che esce dal fazzoletto si butta e quello che rimane nel naso sta lì buono, con la conclusione che le caccole vengono relegate nel regno di 'tutto ciò che era meglio non esistesse ma visto che esiste ignoriamolo'. In questo regno io relego la pupù e le caccole altrui; le mie caccole, al contrario, erano di una dolcezza delicata e ricordavano vagamente le alghe della cucina cinese. Certo, non sopravviverei ad affrontare questo discorso caccola alla mano: non tollero che mi si guardi nel naso, che mi si infili un dito nel naso o peggio ancora che mi si chieda di mostrare una mia caccola. Questo mai, è un fatto privato, non potrei concepire che un'altra persona ne venisse a parte se non nella cristallizzata forma del discorso. il mio approccio standard Avevo una bicicletta blu supercross, con il sellino bislungo e i finti ammortizzatori; mi fermavo a villa Glory, quando abitavo a Roma, e chiedevo agli altri bambini: - Ciao, mi chiamo bimbo VuVi Vadaelli, (Fig.1) volete faVe amicizia con me? Mi rimaneva oscuro perché talvolta mi rincorressero e me le dessero. ©opyright |
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