: yuri homepage : homepage personali : yuri manga & friends : anime private : stranezza gay bisex : segui il coniglio bianco :
  personali rimpiantiinvettive e sondaggi Tana dei Diversi e altro trashblog newsinvettive e sondaggiTana dei Diversi e altro trash psicosi di carne cose trash paure e fobie




indice

genitori

scuola

diario liceale

diario mistico

diario amoroso

 
'unica volta che ho fatto un dettato in seconda elementare nella scuola comunale di Via Sant'Orsola (preferivo fare il taxi con le sedie) era intitolato: 'L'orso'.
Mi aspettavo che quella vaccona della maestra si complimentasse perché avevo per la prima volta iniziato un dettato, invece mi ha scritto con il rosso 'incompleto' e così il pomeriggio, rimuginando, sono arrivato alla conclusione di non poter accedere al mondo degli altri bambini.
Mi aspettavo ingenuamente che la via fosse aperta, davanti a me: bastava che smettessi di giocare e facessi il primo passo nel mondo delle regole che qualcuno, qualche grande, mi avrebbe aiutato a fare i passi successivi. Invece, con quel primo passo mi resi conto di quanti passi indietro ero rispetto agli altri.
Mi ricordo che dopo questo episodio inventai un nuovo gioco, ancora più formidabile: il castello con le sedie.
Meglio essere diverso, che essere sbagliato. (Fig.2)

il mio amico
Il mio amico di gioco si chiamava 'Stronzo cagato col culo cagato' ma senza offesa: era il suo nome di battaglia, e mi incuteva profondo rispetto.

chissà dov'ero
Dall'esterno penso di essere stato un alunno difficile. Le maestre mi rincorrevano spesso, passavo le ore fuori dalla porta ed era normale trovare la ramanzina a casa che mi aspettava. Ne ero consapevole, mi ricordo perfettamente che sapevo di essere un problema, e sapevo che la causa era il mio comportamento a scuola; e sapevo che il mio sbaglio consisteva nel non restare al banco e non scrivere se si scriveva, non ascoltare se si ascoltava. (Fig.1)
La cosa strana è che mi sentivo come un agente diplomatico schiacciato tra Yuri e gli adulti: ero un osservatore che constatava inerme il comportamento deviato di Yuri per tutta la mattina a scuola e poi si arrabattava a renderne conto come fosse dipeso da lui, anziché da Yuri.

uno strazio
Facevo la quarta in una scuola privata meravigliosa, l'Assunzione, dove continuavo a distinguermi per la mia vivacità ingestibile. Avevo fatto lo sgambetto a Coniglio mentre eravamo in fila e mi beccai la sospensione.
Mia mamma si buttò a sedere per terra e girò su se stessa urlando: 'perché, perché' e battendo le mani per terra. Il mio cuore era tremendamente agitato: il suo dolore mi tagliava a fondo ma in più provavo vergogna, vergogna al posto suo; però la scena era comica ma sopratutto c'era qualcosa, in mia madre che girava, che era tremendamente umano, molto più umano di quanto io pensavo fosse mia mamma. Non era solo mamma, era anche una bambina con la sua personalità e la sua sofferenza; aveva un corpo pesante, movibile, che stava lì più in basso di me, sul pavimento, dove di solito si gioca.
Restavo immobile con lo sguardo abbassato, pieno di emozioni dolorose ma che non esternavo timoroso di peggiorare un frangente già saturo; attendevo sperando che non accadesse nulla di irreparabile e tutto tornasse alla normalità, lei più in alto, in pose confortevoli e senza urlare in quel modo indecente.

perché ero così
Perché ero colui che faceva soffrire? Io non volevo essere cattivo, ne sono sicuro: anche quando mi feci la mano tutta rossa con il pennarello, quando non avvisai che avevo deciso di andare a pranzo da Merdanegra, quando costruii una corda con i calzini per andare nel balcone del palazzo a fianco, quando feci cadere un vaso di sotto, quando mi misi a correre sugli spalti del castello con mia cugina più piccola dietro, quando inondai il bagno del secondo piano nel casale di mio cugino Cristiano per farci le scivolate, quando feci il giro della casa di Gianpalo Barberis facendo una riga blu continua all'altezza del mio sguardo, quando tentai di bucare camera mia col martello per fare un passaggio segreto, quando facevo la cacca addosso e non dicevo niente o la pipì nel letto anche a 12 anni, quando andavo in bicicletta sopra agli alberi o mi dimenticavo di uscire da scuola o dimenticavo la cartella per strada o mi perdevo anch'io oppure mi ricordavo di uscire dalle grotte quando faceva buio e mi avevano chiuso dentro ai giardini pubblici.
Non volevo mica, ero sempre terribilmente dispiaciuto che queste cose accadessero.
Vorrei tanto sapere esattamente tutti i motivi che mi hanno reso diverso. Per semplice curiosità.

la migliore delle famiglie possibili
Certo, forse se i miei genitori fossero stati i primi promotori in italia del metodo Rudolf Steiner il loro approccio sarebbe stato meno rapsodico, ma sono stati in ogni caso così tremendamente dolci, con me! (Fig.3)
Ho in mente almeno altri tre padri di mia conoscenza nelle cui mani io mi sarei da un pezzo traformato in cibo per vermi.
Che palle, che ero, potevo stare al lunapark anche per quattro ore che al momento di andare mettevo il broncio: non accettavo la fine del paradiso. Non accettavo le fini.






©opyright